Opera Padre Marella

Padre Gabriele Digani

Gabriele Digani nasce nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, il 27 marzo del 1941, a Boccassuolo di Palagano, sull’Appennino modenese.
La sua è una famiglia povera, poverissima. Alla ricerca di un lavoro per la moglie e tre figli, suo padre Alberto era spesso altrove. Si offriva come contadino, scalpellino, fabbro, tutti mestieri che lui sapeva svolgere con abilità, ma la sua specialità era quella del segantino: tagliare ed abbattere piante su commissione. Gabriele, che ha frequentato le elementari a Boccassuolo e le medie a Palagano, portava le poche mucche al pscolo, assieme al fratello Giorgio, più grande di lui di sei anni, ma molto spesso da solo, a causa dell’epilessia di cui il fratello fu colpito fin da bambino.

Gabriele ha tratto i primi insegnamenti, quelli che ti formano per tutta la vita, dalla famiglia. Oltre al padre, soprattutto dalla mamma Teodora. La descriveva come una donna poco acculturata, per essersi fermata alla terza elementare, ma con un sapere molto ampio sulle cose importanti e pratiche della vita. Lavorò come domestica in diverse città, ma poi fu costretta a emigrare in Svizzera per sei anni, dal 1949 al 1954, quando Gabriele e i suoi fratelli erano ancora piccoli. L’altro fratello, Elvio, 14 anni più vecchio di lui, si sposò, diventò autista di professione e lasciò presto la famiglia. Nessuno dei fratelli ebbe figli, privando così Gabriele della gioia di essere zio. Anche Gabriele lascia presto la famiglia. A 14 anni si trasferisce nel Seminario di Bologna.

 

Padre Gabriele DiganiArriva all’Osservanza di Bologna il 19 settembre del 1956, dove resta fino al 1960 per poi trasferirsi a Villa Verrucchio a Rimini per fare il noviziato con padre maestro Bernardo Canterzani (diventerà il secondo direttore dell’Opera dal 1975 al 1980).
In noviziato, in liceo a Piacenza e Bologna nell’Antoniano, impara a a conoscere meglio San Francesco ma soprattutto Cristo, grazie al Vangelo e all’aiuto dei suoi maestri. È così che decide di farsi sacerdote, con una particolare attenzione ai poveri e agli ultimi.
È stato così che nel 1968, anno delicato anche per i seminaristi, scopre che a Bologna c’era un vero francescano, don Marella, una figura che non lasciava indifferenti.

L’incontro tra Padre Gabriele e Padre Marella avviene nell’autunno del 1968, un anno prima della morte del Beato. Gabriele si presenta dicendo: «Sono uno studente dell’Antoniano, posso venire a fare un po’ di catechismo ai suoi ragazzi?».
Ed è con queste parole che Padre Marella lo accoglie: “Sii il benvenuto, però a una condizione: che tu sia perseverante, perché i miei ragazzi si affezionano e nella vita hanno già avuto abbastanza delusioni”.

 

Gabriele Digani entra nell’Opera Marella nel 1970, poco dopo la morte del suo fondatore. A prendere il posto di Olinto Marella come direttore dell’Opera è Padre Alessandro Mercuriali, parroco della parrocchia della Santissima Annunziata, di cui Gabriele, diciannovenne, diventa subito assistente.

 

Mercuriali chiede a Gabriele di trasferirsi da San Lazzaro a Bologna e di seguire la struttura di Via del Lavoro, dove servivano energie giovani. Via del Lavoro oggi è, assieme a quella di San Lazzaro la più importante e significativa delle strutture gestite dall’Opera.

Padre Gabriele esprime fin da subito il desiderio di fare la questua per raccogliere fondi per aiutare i poveri assistiti dall’Opera, ma all’inizio le occasioni sono poche e lui deve per qualche anno occuparsi di altri incarichi fuori dall’Opera.

Dal suo ingresso a tempo pieno nel 1976 e fino al 1988, padre Digani vede susseguirsi altri responsabili e padri spirituali dell’organizzazione ed è protagonista di alcuni momenti di conflitto interno, fino ad arrivare nel 1988 in cui – durante un burrascoso Capitolo dell’Ordine dei Frati Minori – viene nominato direttore mentre i suoi confratelli lasciano l’Opera chiudendo così in quell’anno l’esperienza della fraternità di matrice francescana.

Padre Gabriele Digani coglie fin da subito le emergenze del momento, senza mai abbandonare il contatto con la gente, soprattutto in quell’angolo di Bologna che fu del suo mentore Padre Marella.
Con lui l’Opera ha dato ospitalità alle crescenti nuove povertà, fatte meno di bambini e più di adulti, fatte di dipendenze da droga, alcool, di perdita del lavoro e conseguenze di divorzi conflittuali.

 

Padre Gabriele Digani

Dopo pochi anni dall’inizio del suo incarico, padre Digani ha visto nascere il travolgente fenomeno dell’immigrazione, non più interna al paese, ma dalle aree povere del mondo. Padre Digani crea in via del Lavoro il Pronto Soccorso Sociale e amplia gli spazi in molte delle strutture dell’Opera.

Padre Gabriele Digani ha avuto una salute di ferro fino all’età di 72 anni, quando viene colpito da un tumore all’intestino con metastasi al fegato e tracce anche nei polmoni. Chemioterapia e due interventi in contemporanea, sono efficaci per bloccare la malattia ma con gravi conseguenze sull’udito.

Il 25 marzo 2021, alla soglia del suo 80° compleanno, Padre Gabriele, per complicazioni respiratorie legate al Covid-19, si spegne tornando, come da sue volontà, in quei luoghi di montagna dell’Appenino modenese in cui era nato.